La riflessione del segretario Dem Alberto Di Blasio sulla tragedia di Catanzaro e sul ruolo delle mamme nella società di oggi



Redazione

MORESCO
È notizia di questi giorni della mamma di Catanzaro, che si è gettata dal balcone con i suoi tre figli.

Ha svegliato i bambini nel cuore della notte, li ha vestiti con l'abitino bello quello che solitamente si indossa la domenica o in occasione di qualche festa, li ha presi in braccio, ha spalancato la finestra e li ha buttati giù, nel vuoto. Poi si è lanciata lei.

Una storia di solitudine e di indifferenza. Cosa può spingere una mamma a uccidere i propri figli e poi farla finita anche lei?

Viviamo oggi in una società moderna iper-connessa, in una solitudine estrema e con una sempre più crescente frammentazione dei legami familiari e comunitari.

Negli ultimi 30 anni, le dinamiche di vicinato in Italia, hanno subìto una profonda trasformazione, passando da un modello basato sulla condivisione, l’accoglienza e la porta aperta a uno incentrato sulla privacy e la diffidenza.

Il modo di interagire è cambiato, i ritmi di vita frenetici e l'aumento delle persone che lavorano fuori casa hanno ridotto il tempo dedicato alla socializzazione nel vicinato.

Oggi siamo soli!

Io credo che questa mamma aveva bisogno di qualcosa che oggi la nostra società non è più in grado di dare.

Qualche anno fa nei bagni della stazione Tiburtina di Roma, una ragazza si è tolta la vita. Ha lasciato un biglietto nel quale scriveva: “Ho avuto tutto dalla vita il necessario e anche il superfluo, ma non ho avuto l’essenziale”.

Oggi la nostra società è in grado di soddisfare tutte le nostre esigenze, ma non è più in grado di dare l’essenziale.

"L'essenziale è invisibile agli occhi", scriveva Antoine de Saint-Exupéry nel Piccolo Principe; insegna che le cose più preziose come l’amore, l’amicizia le emozioni non si vedono con gli occhi, ma si percepiscono col cuore.

Un abbraccio, una carezza, una parola di conforto o di compassione non significa semplice commiserazione, pietà o pena, ma piuttosto è il “soffrire con”, cioè un sentimento di profonda partecipazione al dolore altrui, che spinge a comprendere e voler alleviare la sofferenza.

Non mi sento di giudicare questa mamma per ciò che ha fatto, nessuno di noi dovrebbe farlo, ma piuttosto interrogarci su quello che avremmo potuto fare noi come comunità e come società per evitare questo gesto.

In una delle più commoventi pagine dei Promessi Sposi “La Madre di Cecilia”, il Manzoni descrive una madre che affida ai monatti Cecilia, la sua bambina morta. Il Manzoni descrive minuziosamente la bambina che era in braccio alla madre: “tutta ben accomodata, co’ capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l’avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio”.

Questa madre, come ultimo atto d’amore verso i figli, proprio come la madre di Cecilia nei Promessi Sposi, li ha vestiti a festa con una vestina candida come se in quel gesto estremo potesse esserci una forma di liberazione, un passaggio a una vita migliore simboleggiata dal vestitino che solitamente si indossa per una festa. Anche lei, come la madre di Cecilia, è una madre senza voce il cui dolore è talmente alto da diventare un silenzio solenne che tocca la coscienza.

La solitudine delle mamme è un’emergenza sociale che porta molte donne a scomparire come persone, diventando solo una funzione di cura.

È necessario un cambiamento culturale per sostenere le madri e riconoscere la genitorialità come una responsabilità collettiva.

Il trauma del parto, il non poter decidere, il “dover saper fare la madre” solo perché donna. Anche questa è violenza nei confronti delle donne.

Esiste un forte stereotipo che spinge le donne a dover essere madri, perché altrimenti spesso vengono considerate incomplete se scelgono di non avere figli. La maternità è un diritto non un dovere.

Essere o non essere madre è un atto di resistenza civile e culturale, e questa mamma rappresenta proprio tutte quelle mamme che ogni giorno lottano silenziosamente per la sopravvivenza della famiglia, gestendo spesso enormi carichi mentali e lavorativi; mamme acrobate che ogni giorno debbono inseguire un equilibrio tra lavoro, famiglia e figli.

Fra qualche giorno sarà la Festa della Mamma, in questa giornata che celebra la maternità, è fondamentale ricordare questa mamma e tutte le mamme che ogni giorno incarnano la resistenza e la resilienza e nel loro silenzioso coraggio nascondono una forza profonda.

Alberto Di Blasio
Segretario Circolo Partito democratico di Monterubbiano, Moresco e Lapedona 

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