La situazione è inevitabilmente preoccupante per l’intero territorio marchigiano, dove operano 3.004 imprese di autotrasporto merci che contano quasi 11.000 addetti




Redazione
CNA
Per imprese e famiglie il conto di benzina, gasolio, elettricità e gas potrebbe superare i 200 miliardi di euro nel 2026. È lo scenario elaborato dalla Cna proiettando sull’intero anno l’andamento dei consumi e della spesa per carburanti, luce e gas nello scenario in cui i prezzi finali medi risultino superiori del 20% rispetto al 2025. In queste condizioni, la spesa raggiungerebbe circa 206 miliardi, oltre 33 miliardi in più rispetto ai 172,5 miliardi stimati per lo scorso anno. Un livello superiore persino al 2022, quando la spesa energetica per famiglie e imprese raggiunse i 202 miliardi.
Nello scenario con un incremento del 10% dei prezzi finali medi di elettricità e gas e la conferma dei prezzi dei carburanti ai livelli attuali, il conto complessivo arriverebbe a circa 195 miliardi, con un aggravio di 22,6 miliardi rispetto al 2025. Se invece l’aumento raggiungesse il 30%, la spesa salirebbe a circa 217 miliardi, quasi 44,5 miliardi in più.
Per le Marche, invece, secondo un'elaborazione del centro studi Cna Marche sulle proiezioni diffuse da Cna nazionale, nello scenario di un aumento medio del 20% dei prezzi energetici, l'aggravio complessivo potrebbe raggiungere i 918 milioni di euro, con effetti pesanti sui bilanci delle famiglie e sulla competitività del sistema produttivo. In questo contesto, infatti, una famiglia marchigiana si troverebbe a sostenere solo per l'energia una maggiore spesa di oltre 500 euro l'anno, mentre per una piccola impresa l'aggravio medio potrebbe superare i 4.500 euro.
Rapportando tali valori alla dimensione della regione, le circa 657.000 famiglie (dati Istat) delle Marche rischiano di dover affrontare un aumento complessivo di spesa superiore a 328 milioni di euro, mentre i maggiori costi per le oltre 130.000 imprese attive (dati Camcom) della regione potrebbero arrivare a circa 589 milioni di euro. Complessivamente, il conto energetico aggiuntivo sfiorerebbe il miliardo di euro.
Sul fronte del caro gasolio, invece, le imprese dell'autotrasporto del Piceno e delle Marche restano in stato di mobilitazione in attesa di sviluppi dall'incontro tra le organizzazioni di categoria e i ministeri delle infrastrutture e dei trasporti, e dell'economia e delle finanze, chiamati a individuare soluzioni strutturali per fronteggiare l'emergenza legata all'aumento del costo del gasolio.
A oggi, il peso del carburante continua a rappresentare una delle principali criticità per il settore. Gli ultimi dati disponibili sui prezzi alla pompa rilevano nel Piceno un costo medio del gasolio self-service pari a 2,253 euro al litro e di 2,031 al litro per la benzina self, leggermente superiore rispetto ai valori regionali (2,238 per il gasolio e 2,019 per la benzina) e nettamente al di sopra dei livelli registrati negli anni precedenti. Un livello di prezzo che, per le imprese che percorrono migliaia di chilometri ogni mese, si traduce in un aggravio di costi difficilmente sostenibile senza adeguati meccanismi di compensazione.
La situazione è inevitabilmente preoccupante per l’intero territorio marchigiano, dove operano 3.004 imprese di autotrasporto merci che contano quasi 11.000 addetti. Si tratta, in larga parte, di piccole e medie aziende e imprese familiari, che rappresentano un presidio fondamentale per l'economia regionale, garantendo quotidianamente il collegamento tra distretti produttivi, manifattura, commercio e mercati nazionali ed esteri.
«Ridurre i prezzi dell’energia deve diventare una priorità della politica economica - dicono la presidente Arianna Trillini e il direttore Francesco Balloni della Cna Picena -. Come associazione, nella prossima legge di bilancio chiediamo di istituire un fondo da un miliardo di euro l’anno dedicato ai piccoli impianti fotovoltaici, per l’autoproduzione delle micro e piccole imprese, facendo sì che le imprese siano meno esposte alle oscillazioni dei mercati.
Il malessere degli autotrasportatori è reale e diffuso e gli aumenti del gasolio continuano a incidere pesantemente sui bilanci delle imprese. Comprendiamo le ragioni della mobilitazione che si sta sviluppando in alcune aree del Paese, ma riteniamo che la priorità sia arrivare rapidamente a un confronto costruttivo con il governo, per ottenere risposte concrete e durature. L'autotrasporto chiede strumenti capaci di garantire certezza e stabilità alle imprese. L'introduzione di un sistema automatico di adeguamento dei costi del carburante rappresenterebbe una risposta di buon senso, già adottata in diverse forme in altri mercati europei. Oggi il problema non riguarda soltanto gli autotrasportatori, ma l'intera catena di approvvigionamento delle merci e, di conseguenza, la competitività del sistema produttivo italiano».


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