Il torneo rappresenta un’occasione concreta di inclusione, disciplina e rispetto delle regole, valori fondamentali che il calcetto riesce a trasmettere con immediatezza e forza, trasformando il campo di gioco in uno spazio di confronto leale e crescita personale









Redazione
ASCOLI PICENO
Il fischio d’inizio ha segnato molto più dell’avvio di una competizione sportiva: tra le mura carcerarie del penitenziario di Marino del Tronto si è aperta ufficialmente la prima giornata del torneo di calcetto “Il mio campo libero”, un progetto che mette al centro la persona, la rieducazione e il valore dello sport come strumento di rinascita.
L’iniziativa è organizzata dal Csi della provincia di Ascoli, capeggiato dal presidente Antonio Benigni, in perfetta sinergia con il coordinatore del torneo Valentino D’Isidoro. Una collaborazione portata avanti con passione e determinazione, resa possibile anche grazie al costante lavoro condiviso con la direttrice del carcere Daniela Valentini e con il capo area educativa Cristina Sabatini, da sempre impegnate in percorsi di riabilitazione motoria e rieducazione del condannato attraverso lo sport e il sano divertimento.
Il torneo rappresenta un’occasione concreta di inclusione, disciplina e rispetto delle regole, valori fondamentali che il calcetto riesce a trasmettere con immediatezza e forza, trasformando il campo di gioco in uno spazio di confronto leale e crescita personale.
Sul piano sportivo, la prima giornata ha regalato entusiasmo e gol. Nel match inaugurale i Detenuti A si sono imposti con un (4-0) sulla Ciam, mostrando organizzazione e spirito di squadra. Nell’altra sfida, ai campi Migliarini, vittoria larga per Tecnocasa, che ha superato Paniko Village con il punteggio di (12-2), in una gara ricca di emozioni e ritmo.
Ma al di là dei risultati, a vincere è stato soprattutto il messaggio del torneo: lo sport come veicolo di libertà interiore, responsabilità e speranza. “Il mio campo libero” continua così il suo cammino, confermandosi un esempio virtuoso di come, anche dietro le sbarre, sia possibile costruire percorsi di umanità e futuro.




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