L'appello di pace e di speranza e gli insegnamenti del Vangelo



Redazione

ASCOLI PICENO
Siamo nella Settimana Santa. Domenica scorsa era la Domenica delle Palme e tutti abbiamo partecipato alla liturgia portando con noi un rametto di olivo. Noi sappiamo benissimo che questo rametto è un simbolo, un simbolo potente, un simbolo che va controcorrente oggi.

È un simbolo di pace. Gesù è il Re Messia, mite, che entra a Gerusalemme e ha dietro di sé una folla formata da persone di ogni tipo: poveri, pagani, ebrei, gente che ha ricevuto il suo perdono, gente che ha ricevuto la sua guarigione. Tutti costoro camminano dietro a Gesù ed entrano nel Tempio cantando «Osanna al figlio di Davide».

È un simbolo di pace il ramoscello di olivo, il simbolo di questa regalità messianica da parte di Gesù. Dio solo sa quanto questo simbolo sia oggi così potente. In tempi estremamente complicati, di guerra e di ostilità, dove i potenti del mondo si spartiscono il mondo stesso, noi portiamo a casa questo simbolo potente che rimane con noi tutta la Settimana Santa, rimane con noi tutto l’anno: lo possiamo guardare continuamente e, davanti a questo simbolo, pregare per la pace.

Vedete, quest’anno la liturgia ci fa ascoltare e meditare il Vangelo secondo Matteo. Nella passione secondo Matteo, Gesù è prima di tutto l’innocente. Per Pilato Gesù è innocente; per la moglie di Pilato Gesù è un giusto che deve essere custodito perché è innocente.

Tutti i testimoni non sanno bene che cosa portare contro Gesù durante il processo davanti al sommo sacerdote. Persino Giuda, dopo averlo tradito, si pente dicendo: «Ho versato sangue innocente». E di fronte all’innocenza di Gesù, il male, rappresentato e portato avanti dal potere dei sommi sacerdoti e degli scribi, sembra avere la meglio su di Lui.

Tutti sotto la croce dicono: «Se tu sei il figlio di Dio, scendi giù». Ma Dio non scende dalla croce. Qual è il significato di questo misterioso rimanere di Dio sulla croce? È il fatto che Dio, nella storia umana, si identifica dalla parte degli innocenti, si mette dalla parte dei giusti, si mette dalla parte dei piccoli e dei poveri.

In questa storia umana così complicata, Dio è lì e porta un ramo di palma, un ramo di olivo tra le mani. Il giorno di Pasqua, Gesù risuscita da morte: sempre nel Vangelo secondo Matteo, un angelo sceso dal cielo rotola la pietra; le guardie che custodiscono la tomba cadono a terra come tramortite. Ma l’angelo dice alle donne: «Non abbiate paura voi, perché colui che è qui nella tomba è Vivo, è Risorto e vi precede in Galilea».

La Galilea è la Galilea delle Genti, il punto di passaggio di tutti i popoli nella terra di Israele. Ecco, lì Dio, Gesù Risorto, ci aspetta, perché stiamo in questo tempo sempre dalla parte della pace, sempre ostinatamente e convintamente dalla parte delle vittime, degli innocenti, dei piccoli e dei poveri perseguitati. Così ci sia possibile sempre fare, per collaborare con Dio, per il suo regno.

Proprio perché il Signore è risorto possiamo sempre sperare, e questo è il messaggio della Pasqua. E questa non è una speranza vaga: è la speranza fondata sulla risurrezione di Gesù, la speranza che ci fa dire: «Sì, possiamo ancora oggi lavorare per la pace, con determinazione, con ostinazione, così come il Signore ci chiede». E questo è il messaggio della Pasqua, è questo il messaggio che Gesù risorto dona alle donne.

«Pace a voi», dice entrando poi nel Cenacolo. È questo l’augurio che il Signore risorto fa anche oggi, in questo nostro tempo, al mondo intero. 



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