Per l'associazione territoriale la sicurezza sul lavoro merita ben altre risposte



Redazione

ASCOLI PICENO
L’introduzione, a partire dall’1 ottobre 2024, della patente a crediti nel settore delle costruzioni non è in grado di garantire il rafforzamento delle condizioni di sicurezza sul lavoro.

La Cna di Ascoli ribadisce che la sicurezza in cantiere rappresenta una priorità assoluta per l’associazione, che tuttavia esprime delle forti perplessità sullo strumento che il governo intende adottare per invertire un trend preoccupante, confermato sul territorio dai 2.261 infortuni sul lavoro denunciati nel 2023 nella nostra provincia.

Anziché contribuire alla risoluzione del problema, l’introduzione della patente a crediti costituirà in primo luogo un ulteriore onere a carico delle imprese, al di là delle criticità che a oggi l’articolato presenta. Inoltre, la scelta di esonerare le imprese con certificazione Soa - che peraltro attesta le capacità economiche e tecniche di un’azienda, senza tuttavia alcuna valenza in materia di sicurezza sul lavoro - rappresenta un’ingiustificata discriminazione nei confronti delle piccole e medie imprese, andando a ledere il principio della libera concorrenza.

«Più che da nuovi ostacoli burocratici, il rafforzamento della sicurezza sul lavoro passa necessariamente dalla qualificazione delle imprese - afferma Francesco Balloni, direttore della Cna di Ascoli -. Condividiamo appieno la necessità di intervenire sul piano della sicurezza, ma occorre definire una strategia e degli interventi realmente coerenti con questo obiettivo, puntando piuttosto sul potenziamento del sistema dei controlli sostanziali e su una nuova legge che regoli finalmente l’accesso alla professione».

La frequente carenza di garanzie in materia di sicurezza sul lavoro rappresenta una delle principali criticità che attualmente compromette la ripresa di un settore, quello edilizio, potenzialmente trainante per il territorio, oggi tuttavia alle prese con una crisi certificata dai numeri.

Come si evince dai dati elaborati dal centro studi Cna Marche, nell’ultimo anno il comparto regionale delle costruzioni ha assistito alla perdita di ben 985 imprese attive (-5,3%, dati Camera di Commercio Marche-Opendata-Infocamere Movimprese aggiornati a febbraio 2024 e confrontati con quelli del febbraio 2023), con un calo percentuale ancor più drastico nel Piceno, che perde 246 unità sulle precedenti 2.760 con un crollo dell’8,9% rispetto a un anno fa.

Le difficoltà sul fronte del ricambio generazionale si ripercuotono inevitabilmente anche in ambito edilizio, dove nell’ultimo anno le cessazioni hanno superato di gran lunga le iscrizioni di nuove imprese. In particolare, se nelle Marche il passivo di -890 aziende riscontrato nel 2023 nel rapporto tra iscrizioni e cessazioni, appare comunque ben più contenuto rispetto al -1528 di due anni fa, il Piceno fa registrare un saldo negativo di 334 unità, con 94 nuove iscrizioni a fronte di 428 cessazioni, più del doppio delle 158 effettuate nel 2022.

«Anche in quest’ottica sarà fondamentale affrontare al più presto il riordino dei bonus edilizi, in modo da integrarli in un sistema di supporto all’efficientamento energetico e accompagnare le imprese e le famiglie più fragili in una transizione equa e inclusiva, che garantisca un futuro sostenibile ai quasi 8 milioni di edifici in classe F e G» aggiunge il direttore Balloni.

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