Oltre alla forza degli avversari, al clima molto umido e all’adeguamento al jet lag, Medori ha dovuto fare i conti anche con i campi in terra verde (har-tru) tipici dell’America del Nord, fatti di pietra metabasaltica (basalto), finemente frantumata estratta dalle Blue Ridge Mountains in Virginia, che crea un rimbalzo leggermente più veloce e asciutto rispetto alla terra rossa



Redazione

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Giovanni Medori è sempre più una leggenda nel mondo del tennis internazionale. L’atleta del Circolo tennis Montanari di Porto d’Ascoli, infatti, ha vinto il torneo Itf Master 1000 Mont-Tremblant (nei pressi di Montreal, in Canada), uno dei sette tornei più importanti del mondo, nella categoria Over 55 al termine di un torneo molto impegnativo, sia per il caldo che per la superficie sulla quale è stato giocato. 

Medori, ha superato agevolmente i canadesi Dan De Angelis (6-3, 6-1) e Steve Bickerton (6-1, 6-0), prima di superare in semifinale l’americano Carlos Lopez (6-3, 6-2), e in finale il canadese Joao Felipe Heck per (6-1, 6-4). Oltre alla forza degli avversari, al clima molto umido e all’adeguamento al jet lag, Medori ha dovuto fare i conti anche con i campi in terra verde (har-tru) tipici dell’America del Nord, fatti di pietra metabasaltica (basalto), finemente frantumata estratta dalle Blue Ridge Mountains in Virginia, che crea un rimbalzo leggermente più veloce e asciutto rispetto alla terra rossa. Con questo torneo, Medori raggiunge quota 58 per quanto riguarda le vittorie in campo internazionale. 

«È uno dei pochi tornei al mondo Itf Master - ha detto Medori - che assegnano mille punti al vincitore. Sono partito in condizioni fisiche non ottimali con la consueta speranza di ottenere il massimo risultato, ma anche con la realistica consapevolezza di poter essere eliminato all’esordio o di aggravare il mio infortunio. Alla fine ho ottenuto un successo di prestigio che mi permette di recuperare parecchie posizioni nella classifica mondiale. L’obiettivo è di rientrare entro l’anno nei top ten mondiali: mi mancano pochi punti per centrare il risultato e ho tempo fino a dicembre per definire il programma dei prossimi tornei. La difficoltà principale in queste competizioni intercontinentali è farsi trovare subito pronti e concentrati poche ore dopo un viaggio lungo e logorante, dover testare in breve tempo rimbalzi e e aderenze di superfici sempre diverse, brand di palline dalla diversa pressurizzazione, condizioni climatiche e ambientali a volte estreme come l’umidità canadese o il caldo di Melbourne lo scorso anno. Spesso vince chi sa accettare queste difficoltà e adeguarsi rapidamente alle nuove variabili. L’esperienza ventennale maturata in queste gare mi consente di gestire l’ansia e la pressione, leggere meglio il gioco dell’avversario e all’occorrenza modificare la tattica in corsa. Sento di dover ringraziare anche questa volta l’allenatore Max Paoletti, il preparatore atletico Luca Ascani, il presidente Fulvio Silvestri e tutti gli amici del Circolo tennis Montanari per l’entusiasmo e il sincero affetto, che mi hanno manifestato al mio ritorno». 

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