Ieri, giovedì 19 marzo, il club bianconero ha fatto visita alla casa circondariale di Ascoli per condividere momenti di solidarietà e sport









Redazione
ASCOLI PICENO
Una mattinata diversa dal solito, fatta di incontri, parole e sorrisi, quella vissuta ieri, giovedì 19 marzo, dai rappresentanti dell’Ascoli Calcio 1898 FC e dai detenuti della casa circondariale di Marino del Tronto. Un’iniziativa all’insegna della vicinanza e del dialogo, in cui il calcio si è trasformato in un linguaggio universale capace di abbattere barriere e distanze.
La delegazione bianconera, composta dal direttore strategico Andrea Passeri, dal direttore sportivo Matteo Patti, dall’addetta stampa Valeria Lolli e dal social media manager Marco Sabatucci, insieme ai calciatori Manuel Alagna, Tommaso Milanese, Manuel Nicoletti e Andrea Rizzo Pinna, è stata accolta dalla direttrice del penitenziario Daniela Valentini, da Cristina Sabatini (capo area educativa), e da Valentino D’Isidoro (istruttore del Csi della provincia di Ascoli) che ha sempre lavorato in perfetta sinergia col presidente provinciale Antonio Benigni.
L’incontro si è svolto nella sala dedicata alle attività ricreative, trasformata per l’occasione in uno spazio di confronto autentico. Tra domande, racconti ed esperienze condivise, i detenuti - protagonisti del progetto sportivo del Csi e membri della squadra del carcere impegnata nel torneo “Il mio campo libero” - hanno avuto modo di dialogare direttamente con i calciatori, trovando nello sport un terreno comune.
A suggellare il momento, la donazione da parte dell’Ascoli Calcio di alcune divise da gioco, destinate a sostenere le attività sportive interne. Non sono mancati momenti di leggerezza, con il ricordo della recente vittoria nel derby che, tra cori e festeggiamenti al Picchio Village, ha simbolicamente raggiunto anche le mura del carcere, creando un senso di partecipazione collettiva.
La mattinata si è conclusa con la promessa di un nuovo incontro a maggio, in occasione della finale del torneo. A lasciare il segno, soprattutto, le parole di un detenuto: “Noi facciamo il tifo per voi… quindi, se doveste vincere il campionato, dedicatelo anche a noi”.
Un messaggio semplice ma potente, che racchiude il senso più profondo dell’iniziativa: il calcio come strumento di inclusione, capace di creare connessioni e restituire, anche solo per qualche ora, un senso di uguaglianza che va oltre ogni condizione.



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